
Il progetto si chiama "rifiuto con affetto" ed e' attivo da un anno. A inventare e studiare la collocazione, la pubblicizzazione e l'utilizzo di questi "armadi/vetrine di strada" sono state tre studentesse di Design e Arte. Un cassonetto dei loro e' stato esposto a Milano, a Fa' la cosa giusta, e l'ho usato con successo per dar via alcune mie cose.
La parte interessante dal punto di vista sociale e' stata la volontà di dare dignità al recupero degli oggetti. Gli oggetti molto spesso vengono progettati con una obsolescenza programmata per far si che vengano buttati e ne vengano comprati di nuovi. Osannare la moda e denigrare il riuso favorisce i consumi e la produzione di rifiuti. Ravanare in un cassonetto e' percepito da molti come qualcosa da barboni, che le persone per bene non fanno. Questo cassonetto aiuta invece a scambiarsi le cose mantenendo la propria dignità.
Le tre ragazze sono partite raccogliendo le sensazioni di chi lava, stira e impacchetta i propri vestiti per metterli nei cassonetti per abiti che ci sono nelle strade. La sensazione non e' del tutto positiva perché non si sa dove vanno a finire e non si sa bene chi li utilizzerà. Su ecoblog avevamo parlato di come una minima parte dei vestiti finisca rivenduta in Africa e come un'altra parte diventi imbottitura per i sedili delle auto. Usando il cassonetto del rifiuto con affetto la gente sa che le proprie cose resteranno in zona e saranno prese da qualcuno che le apprezza.
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